All'apparenza era fredda
Come una nevicata primaverile;
Eppure, come candidi fiocchi di neve,
I suoi pensieri mi turbinavano attorno.
E io me ne accorsi solo
Quando uno di essi
Si posò sulle mie labbra.
La Stella
L'altra sera camminavo su una spiaggia infinita, bagnandomi negli ultimi raggi di un morente sole rosso fuoco.
Volevo cogliere per te una stella, ma nessuna accettò di vedersi oscurata al tuo cospetto.
Alla fine ne trovai una che era caduta in mare. Ella era disposta a offrirsi a te nella speranza di riaccendere il proprio fuoco della tua energia.
Che questa stella possa raggiungerti e risplendere di nuovo, accesa nelle tue mani. Che possa di nuovo volare nel cielo così da indicarmi la via; per seguire la sua luce riflessa sino a te.
Che con questo mio dono possa vivere in te il mio ricordo, come il tuo in me, immortale.
La Rosa Nera
Sangue di contorno
Ombra tutt'attorno
Fulgida, algida passione
Unica e invisibile
Sogno irraggiungibile
Splendida, regale perfezione
In questo t'avvicina
Però essa, piccolina
Di fronte a te non può che aver riguardo
E' lei la Rosa Nera,
Ma la bellezza vera
Si cela nella luce del tuo sguardo
L'alba del nuovo millennio
"Io vivo per te."
Un lieve sussurro che un bacio dischiude nei tuoi capelli. Sul tuo viso sboccia un sorriso, s'increspano gli occhi che, ora socchiusi, testimoniano il tuo risveglio. Con un sussulto ti agiti, con un sospiro ti adagi più comoda, avvolta in un mio abbraccio.
Un timido rivolo d'acqua lambisce i nostri piedi, ma subito viene rapito dalla risacca.
La luna palpita nel cielo. Grande; grande come un amore mai provato, come un sentimento mai dimenticato. E dal cielo stellato ove è regina, stria il mare d'argento. Un placido mare, come il vento, sopito.
Nubi eteree solcano il cielo: un manto stellato che ammicca e sfavilla in un ritmo mutevole e misterioso. Tutto sembra cristallizzato in una bellezza da togliere il fiato, da strappare al tempo quel poco senso che ha.
Un brivido.
Scioglie l'incantesimo un tuo fremere improvviso. Una fugace carezza della tua pelle sulla mia che ti circonda; i nostri respiri una cosa sola.
Mi ritrovo paralizzato, i miei occhi persi nei tuoi, il tenue riflesso della luna nel tuo sorriso risplende come la speranza nel dolore.
Ci stringiamo più vicini, al punto da sfumare due cuori in un unisono.
E' tanto tempo che siamo qui? Le grida d'euforia scemate, perse in lontananza, tradiscono la fine delle feste. Le poche anime di questo paradiso ormai perse nella propria solitudine, in solenne attesa come noi.
La luna sembra indugiare sopra la baia: certa pena è per lei abbandonare questa cornice cui dona una profondità d'esotica poesia. Tuttavia già s'intravede a oriente un cambiamento.
La notte, lontano, si colora; e il blu si dissolve in cangianti policromie di colori senza nome.
La tua stretta ha un che di interrogativo. Il tuo timido sguardo sembra quasi chiedermi: "E' l'ora?" Poi ogni indugio scompare e con un sospiro ti abbandoni in un languido abbraccio. I nostri corpi nudi si sfiorano in un'estasi di sensuale armonia.
Sordo è lo sciacquio delle onde. Soave eppur deciso, lo sciabordare della risacca testimonia il lento risveglio della calda brezza tropicale. Una carezza che ci riporta a guardare il mare.
D'oro e fuoco si tinge ora l'orizzonte, le incerte nubi rivelano l'imminente sopraggiungere dell'astro nascente. Un breve attimo, un verde sfavillio e poi, d'un tratto, un'esplosione di luci e di colori travolge l'isola ancora dormiente. Un lucente spicchio di sole divampa sul mare un incendio.
Come un'onda ci investe; i nostri sguardi rapiti verso l'infinito, ci leviamo ad accogliere questo parto divino.
Sorge; sta sorgendo; è sorto. La baia, sua culla, ne prende il colore, la gioiosa energia. Un alito di vento ci avvolge, un cinguettio lontano pare il primo vagito di questo atteso infante.
Il nuovo sole è l'annuncio di una nuova era.
E' l'alba.
L'alba del nuovo Millennio.
Senza fiato, ci riscopriamo a ridere; il volto rigato dalle lacrime; le mani, senza consapevolezza alcuna, serrate l'una nell'altra.
Salutiamo il Millennio tuffandoci nell'acqua infuocata. L'abbraccio del mare ha un sapore diverso, come le tue labbra che mi porgi in un bacio.
Ti accarezzo il viso e mi perdo in te.
Sento che potrei restare così per sempre.
Che sia amore?
Amarezza
Sogni proibiti
Gesto fugace, quasi non lo sento
Sfugge alla vista, certo non al tatto
Lieve, inavvertito sfioramento
Genera scintille, calore di contatto
Dorme la speranza
In questo mondo alieno
Ma dentro questa stanza
Questo luogo ameno
Stretta a me non c'è distanza
Fra il mio petto ed il tuo seno
Fra noi solo cotone
Timore ed imbarazzo
Distolgo l'attenzione
Per non creder d'esser pazzo
Ma dentro me c'è un razzo
Che esplode
M'ammazzo
Piuttosto ch'esser preso al lazo
Dalla passione
L'emozione
Di questa situazione.
Lo sguardo si perde
Nel verde
Dei tuoi occhi
I rintocchi
Del cuore
Alimentano l'ardore
Il calore
Che provo nel desio
D'oblio
Fra le tue labbra.
La guerra fuori, è in me che mi rifugio
Le convenzioni vanno rispettate
Erigere barriere, serrare ogni pertugio
Le emozioni, come scorie al più presto eliminate
Celate, nascoste, chissà per quanto tempo
Per diecimila anni, l'uranio è radioattivo
E se non posso esser fedele a ciò che sento
Rinchiuso nel mio mondo, sogno. E scrivo.
La Libertà
Lunga è la strada davanti
Ma ancor più lunga è quella che giace indietro
Di uomini, di ribelli, ne ho visti tanti
E' di fronte a me, che arretro
Forse che essi si celano
Dietro a costruite coerenze
O forse che anche solo sperano
Lontano da nefande interferenze
E' che io sono diverso; o almeno così sento
Da folle circondato, eppure solo
A non sbagliare sempre attento
Ma senza ali m'è negato il volo
E quando forse un giorno trovo un senso
Che dia un perché a ciò che faccio
A me, per cui nessun dolore è troppo intenso
M'accorgo che, a questo senso, io non piaccio
La libertà di esser ciò che siamo
Non è che un egoismo da bambino
Certo, c'è dato decider dove andiamo
Ma non con chi dividere il cammino
Il Fiore del Deserto
Un cactus vive cent'anni inconsapevole
Prima di accorgersi di poter fiorire.
Difficile dire se desideri scoprirlo;
Probabile immaginarlo felicemente ignaro
Nell'aprica staticità del deserto.
Un giorno, dal luminoso azzurro
Secolarmente terso
Una lacrima.
Un tocco lieve,
Un mutamento impercettibile,
Sopito, un potenziale ormai maturo
Sboccia.
Divelte le spine,
La vita scivola fuori
Dalle oleose e dense membra.
Quale fortuna arriderebbe
L'avventore in quell'istante?
Quale miracolo divino?
Un fiore.
E dopo il fiore, il desolante vuoto.
Di un'esistenza consciamente
Priva di significato.
Una goccia di incolpevole pioggia,
Un soffio di involontaria vita,
Un inconcepibile fiore,
Un'inevitabile morte,
La consapevolezza.
Non il senso.
La Grotta
Apro gli occhi.
Sogno o risveglio?
Domanda senza senso,
Si perde in un buio
Che palpebre non possono celare.
L'Aridità
Aridità è provare un'emozione e stupirsene.
Soffermarsi a pensare e perdersi nel vuoto.
Percepire il nulla nel silenzio.
Silenzio che ci si affanna a coprire
Al punto che non s'odono più
I battiti del cuore.
E' accorgersi che
Quando non c'è nessuno
Si è soli.
E' riscoprirsi soli
Anche in mezzo alla gente.
E' convincersi che
Solo noi ci facciamo compagnia.
Compagnia che magari
Fatichiamo a sopportare.
Speranza
La Poesia
Sopita eternità di tempi antichi
Un battito lontano che non scuote più
Suoni di striscianti torbidi lombrichi
Nidiati in fondo all'anima, e forse ancor più giù
Ricordi vaghi, echi di emozioni
Si spengon lentamente dentro a un pozzo
Perdute rimembranze di passioni
Non riescon più a scalfire un sasso gretto e rozzo
Come stelle, che cadon solo se non guardi
La vita è insieme sogno e percezione
Fra tuoni e lampi s'accrescono i ritardi
Non più fiere tempeste, solo un misero acquazzone
E che far quando tracce del passato
Riapron ferite ancora aperte?
Quando gli occhi, in modo inaspettato
Vedon nuova luce su piane ormai deserte?
Se altra vita non abbiamo, né mai sarà concessa
E quanto resta è solo quieta melodia
Che dignità risorga ai fasti di se stessa
E al grigio mondo resti, almeno, una poesia
Il Portale
Freddo. Umido. Aria stagnante di claustrofobica malìa.
Gli occhi aperti, la vista non concede né sollievo né conferme.
Il buio penetra nel cervello; difficile ricordarsi se le palpebre sono sollevate o meno.
Un roco respiro gratta da un recondito angolo di oscurità.
Illusione. Vento spettrale, aria insoddisfatta di morte che provoca con la sua irrazionalità.
Dove sono? Sogno o realtà? Domande senza senso che si perdono nei silenzi impettiti di un luogo non ostile: indifferente.
Le mani protese comunicano spigoli gelidi e taglienti.
Schegge di roccia rubate al nulla di un mondo senza luce.
Una luce.
Dal nero sfuma un grigio. Le palpebre fanno la differenza: sento che non è un vano miraggio di speranza nella disperazione.
Le gambe non attendono la consapevolezza del cambiamento, mi ci portano incuranti degli artigli aguzzi che circondano.
Dal grigio emerge un bianco.
Gli occhi sorpresi non distinguono che un taglio lacero nel nero che mi avvolge.
Poi, restia a svelarsi, l'opacità della grotta accoglie la fonte di una nuova visione.
Una grotta.
Profondo spacco in una nera pietra sconosciuta.
D'istinto mi diparto dal male di questo luogo verso la fessura lucente che si staglia poco avanti a me.
Sotto di me, un baratro.
Sul ciglio di un burrone, un vento lontano sferza il mio corpo fragile, urlando di indicibili agonie.
Attorno, nude pareti di rossa roccia si ergono a difesa di un orizzonte celato.
Custodi di un segreto inaccessibile.
Eppure, un sottile sentiero orla lo strapiombo: esile cornice di questo assurdo luogo.
Passi incerti trasportano la mia solitudine verso una speranza di comprensione. Fra il confine fra la vita e la morte, fra l'erto sentiero e la caduta, il periglioso cammino è il mio unico compagno.
Dopo minuti, forse ore, forse giorni, la marziana cornice s'incrina. Un' aspra frattura nella parete rocciosa lascia intravedere uno spiraglio di cielo. Scalare l'ispido percorso, distaccarsi dall'abisso, dalla profonda voragine senza fine alcuna.
Mi ergo su un altopiano brullo, sferzato da folate di brezza secca e polverosa. Una piattezza aprica delimitata da un azzurro tanto intenso da far male.
Al centro, distante eppur vicina, la Porta.
Sorge; troneggia sopra di me l'immenso portale. Lucido; liscio; fulgido nella sua perfezione, riflette il mio sguardo vacuo. La mia misera essenza, davanti ad esso, si rivela senza menzogna, senza falsa parvenza di bellezza.
Uno specchio. Una limpida superficie oleosa che mi pone a confronto con me stesso. Percepisco il varco. La mia mano tocca la sua, e delicate increspature pervadono il mio altro io.
Una vibrazione di silenzio risuona nel vento smorzato. Il peso di quest'attimo rintocca nel profondo dell'anima. E la scelta che mi attende s'impone nei miei pensieri confusi.
Perso; rapito dalla magia del mio stesso sguardo, compio quell'ultimo passo che ci divide.
Mi immergo nella mia immagine.
Oltre a me, sarà l'inferno o il paradiso?
Lettera da un amico
Carissima,
Mi descrivi uno stato che conosco molto da vicino.
Non so quanta delusione potesse trasparire dalle mie parole ma certo è che non era sofismo il mio, bensì testimonianza di vita vissuta.
E' nell'imperfezione che si impara ad amare la grazia; il bello senza il brutto non troverebbe senso e la forza del contrasto ci dà la capacità di misurare l'intensità delle cose.
So di cosa parli quando accenni a quella debolezza consapevole, a quell'impotenza paradossale che si prova quando la nostra volontà manifesta direzione opposta alle nostre azioni. E giustamente, dici, la consapevolezza non aiuta che a quantificare il fallimento, misura la distanza che ci separa dall'ideale anelato. Noi, nella nostra ignoranza, abbiamo un'idea di cosa vorremmo fare, di che persone vorremmo essere; perseguiamo una libertà che abbiamo razionalmente concepito. Raramente, però, vissuto veramente.
Tu vedi il cerchio in cui sei chiusa. E definire un cerchio implica dare esistenza a qualcosa all'infuori di esso. Non sarebbe pena non potervi uscire se non sapessi cosa ti aspetta al di là dei suoi angusti confini. Tuttavia rifletti. Se chiaro ti è il tuo potenziale, se è tua la consapevolezza, se hai la visione per focalizzare un obiettivo, tutto ciò che ti manca è la volontà di riuscire.
"Forza di volontà" è solo una costruzione di termini. Non v'è forza nella volontà, piuttosto magari nel realizzare una volontà. O può darsi nell'intensità del desiderio, nella vividezza del sogno che vogliamo vivere.
Se il cerchio non si spezza cerca dunque dentro di te, e non altrove, il perché non vuoi che questo accada.
Anche il più saggio ha contro di sé un inconsapevole nemesi che sabota le sue azioni. E' nel dualismo della personalità, in un principio di schizofrenia comune a tutti che trae origine una forza avversa alla nostra cosciente volontà. Dietro all'incapacità ad agire si cela un segreto autolesionismo, una recondita motivazione che parte di noi persegue nell'auto-ostacolarci.
Anche nel fallimento, quindi, noi realizziamo la nostra volontà. Sta alla nostra saggezza trovare dentro di noi ciò che in vano aspettiamo dall'esterno.
Dici che la storia riserverà dei cambiamenti. Vero, questo è possibile. Ma credimi, anche il più inaspettato, il più inopportuno o fortuito sconvolgimento della tua vita avrà sempre avuto origine dentro di te. Come dentro di te è dove sono già riposte tutte le risposte che cerchi.
Io posso solo dirti che mi sento vicino a te in questo momento; che ho vissuto, e ancor vivo, le stesse pulsioni, che condivido con te la lotta contro un me stesso avverso, e nel mentre ricerco la comprensione. Posso solo farmi partecipe del tuo stato, unirmi nel comune eccesso di sensibilità che spesso ostacola chi ne è preda, ascoltare con pazienza le tue confidenze nella speranza di scorgere un rasserenamento.
Questo perché, come hai giustamente detto, è dentro di te che infuria la vera battaglia; e la tua consapevole saggezza ti ha già mostrato come muoverti.
Posso dare però consigli, senza che l'essere ascoltato sia il mio scopo. Nel leggerli, anche se rifiutati, forse troverai più profonde illuminazioni su ciò che ti sta succedendo.
Il primo è: agisci!
Lo stallo del pensiero cede il passo all'azione.
Quando senti la resistenza insorgere dentro di te chiudi gli occhi e muovi il primo passo. Gli altri seguiranno e prima che il tuo io nemesi possa paralizzare la tua tempra ti ritroverai troppo in la per poter essere trascinata indietro.
Il secondo consiglio è: accetta l'aiuto di altri!
Chi sta fuori dal cerchio può tirare con tanta forza quanta ne puoi mettere tu nello spingere.
Egli non potrà mai decidere per te ma perlomeno fornire un appoggio dovessi muovere i passi ad occhi chiusi.
Una voce fuori dal cerchio può offrire gli stimoli, gli spunti ad una fuga. Sopratutto se perseverante e motivata, potrebbe essere salda abbastanza da vincere la nebbia che paralizza il tuo agire positivo.
Non temere quindi di appoggiarti, e se io che scrivo sono lo stesso che si offre come appiglio che importa?
Non tendo la mano per altri fini se non quello di aiutarti. Vederti serena e felice è di per sé la più grande ricompensa.
Terzo consiglio: Se una cosa ti sembra sbagliata non vuol dire che lo sia veramente.
Diffida da certo intuito! Ricorda che parte di te è complice della tua inerzia. Poiché incosciente covi l'ignavia, non aspettare che da dentro arrivi l'approvazione del Momento Giusto. Per autodifesa, questa parte di te il Momento Giusto lo procrastinerebbe all'infinito. E passeresti i tuoi istanti ad aspettare ingannata un momento che in realtà non avrai mai.
La buona notizia è che con l'allenamento tutto migliora.
Compi il primo passo e gli altri seguiranno più spediti. Agisci contro l'inerzia e la volta successiva la sua presa sarà meno forte. Appoggiati ad un braccio porto in tuo aiuto e la prossima volta la tua fiducia in esso sarà più solida.
Focalizza quindi la tua volontà, coltiva i tuoi sogni, decidi i tuoi obiettivi, trai profitto da ogni aiuto ti venga offerto. Sii perseverante in questo. Agisci ogniqualvolta il pensiero paia giocare contro di te. Credici ogni giorno, e il successivo ancor più. Vedi il progresso, cercalo e coltivalo.
Apri il tuo cuore agli altri anche quando non te ne sentissi pronta: ricorda che procrastinare l'attimo è la più letale delle nefande influenze del tuo io sabotatore.
Aprirti agli altri non potrà che muovere l'aria stagnante.
E se fra questi altri ce ne fosse uno particolare non temerlo. Non allontanarlo da te. Trova nel riflesso dei suoi occhi la conferma che ogni giorno sei più forte, più determinata, più vicina a lui. Trai da lui la motivazione e misura in lui il tuo progresso.
Nella solitudine, senza riferimenti, il grigio regna. Senza la luce non v'è ombra, senza diversità dialettica nulla evolve.
Nella speranza tu possa trovare ciò di cui hai bisogno, ti dedico questo mio dolce bacio.
Traine forza e amore.
Il Messaggio
Ho affidato le mie speranze ad un messaggio.
Parte di me con esso mi ha lasciato
Per volare in questo suo etereo viaggio
Verso lidi dove certo è inaspettato
Quanti sogni, quante intense sensazioni
Racchiuse in un sì angusto ricettacolo;
Desideri, passioni ed emozioni
Non più intime: costrette a dar spettacolo.
A qualcuno, ignaro, giungeranno
E che saprà costui se non queste parole?
Se esse indegne messaggere diverranno
A nessuno importerà che non son sole.
Ciò che hai dentro è ignorato e trascurato:
L'apparenza per molti spesso è tutto.
Poco importa quanto ingegno può essere celato
Dietro a un solo dall'esterno semplice costrutto.
Tuttavia, se temi di non aver fortuna
Nell'affidare le parole tue più belle
Ad un messaggio, io ti dico: Mira alla luna,
Mal che vada avrai viaggiato fra le stelle.